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Scuole. Progetto Torino: “Il mondo è la nostra casa”

“Il mondo è la nostra casa”: il motto di padre Nadal può ben essere preso in prestito dall’Istituto Sociale di Torino, che ha una delle sue espressioni più significative nell’”internazionalità”, scelta che si esplicita in precisi progetti didattici ed educativi.
Preparare gli alunni a vivere da protagonisti la loro vita in un mondo che ancora non esiste perché “educare è costruire e rinnovare il mondo”, come dicevano i primi gesuiti. Era questo il sogno che animava la Compagnia di Gesù quando iniziò, fin da subito, a dedicarsi all’educazione: fare l’uomo più uomo e il mondo più giusto e solidale. Questo è ancora oggi il sogno che i gesuiti portano avanti nelle scuole. La grande innovazione della proposta formativa dell’Istituto sociale di Torino è, in questo senso, proprio quella di presentare un percorso formativo verticale, dai 3 ai 19 anni, che prepari i giovani al futuro multiculturale. “Internazionalità” e “apertura al mondo”, infatti, partono in primo luogo da una particolare concezione e impostazione che si sviluppa proprio a partire dalla didattica quotidiana in classe. L’internazionalità è la linea guida cui si ispirano i suoi programmi e il cardine della sua offerta didattica.
Lo scopo è educare i ragazzi ad aprire e allargare la loro mente e il loro cuore alla dimensione del mondo, esplorando e vivendo i valori dell’internazionalità in termini di rispetto, di condivisione, di pluralismo e si solidarietà.
Dai 13 ai 19 anni i giovani iscritti al Sociale intraprendono un percorso educativo capace di fornire una preparazione di alto livello e costantemente connessa con la realtà circostante attraverso una serie di strumenti quali: l’inglese, con insegnanti madrelingua, e, a partire dalla primaria, con alcune materie svolte in lingua e con lezioni finalizzate a ottenere certificazioni internazionali; i corsi di lingue stranieri non convenzionali come il cinese; i progetti di scambio internazionale; i campi di lavoro estivo in Romania Albania, Perù; l’utilizzo di supporti tecnologici come il tablet e la Lim.
Aprirsi al mondo è innanzitutto un habitus, una predisposizione mentale che stimola gli studenti ad avvicinarsi e ad entrare in contatto con culture e realtà diverse, con curiosità e in modo positivo.
Alla luce dell’incontro mondiale delle scuole secondarie della Compagnia di Gesù, tenutosi a Boston l’estate scorso, l’orientamento del progetto è quello di un’internazionalità che non si esaurisce solo con un momento delle ore d’insegnamento della lingua inglese, per una maggiore padronanza della stessa, ma si pone l’obiettivo di far acquisire una visione interculturale, una mentalità che faciliti i ragazzi a essere “cittadini del mondo” attraverso un’educazione alla globalità che li conduca ad acquisire un atteggiamento di rispetto e di apertura verso le altre culture, con ripercussioni sulla programmazione delle discipline e su un modo più collaborativo di lavorare dei docenti.
Per tutti i liceali, inoltre, è prevista la possibilità di svolgere un semestre del IV anno in uno dei collegi della Compagnia di Gesù all’estero e l’opportunità di attivare contatti per accedere ad alcune università inglesi e statunitensi della Compagnia di Gesù. Nel quinto anno è poi previsto un viaggio in Cina, realizzato in rete con le altre scuole dei Gesuiti d’Italia, al fine di immergersi concretamente e visitare dall’interno questo nuovo mondo del terzo millennio, la cui lingua e cultura sì è già studiata nelle aule scolastiche negli anni precedenti.
Infine per festeggiare i 130 anni dalla fondazione, già a partire dallo scorso anno, il Sociale ha introdotto un corso di lingua cinese rivolto agli alunni delle scuole primarie e secondarie e agli adulti in collaborazione con la Fondazione Italia Cina.

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