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Roma. Google e Civiltà Cattolica su “Internet, dono di Dio”

Capire il mondo che cambia, lo “Spirito dei tempi”: è questo lo slogan e l’intento di una serie di  seminari promossi da Google, il primo dei quali si è tenuto il 21 febbraio scorso, a Roma, in collaborazione con La Civiltà Cattolica. L’argomento al centro della serata “Internet, dono di Dio”  ha avuto come ospite d’eccezione il fondatore di Internet, Vint Cerf, oggi ‘chief evangelist’ di  Google. Sulle opportunità della rete e i suoi possibili sviluppi futuri, sul web come segno dei tempi che interpella teologi, educatori e politici, insieme a Cerf si sono confrontati il direttore de La civiltà Cattolica, padre Antonio Spadaro, e monsignor Claudio Maria Celli, direttore del Pontificio Consiglio per le comunicazione sociali.

“Internet è una tappa importante nella storia dell’umanità. Siamo partiti come pastori. Oggi qual è il senso della rete nel piano di Dio?”, ha chiesto Spadaro. “L’uomo sente prepotente il bisogno di relazionarsi e di condividere”, ha commentato Celli. “La rete si inserisce in questa ricerca della possibilità di dialogare. Come potrebbe Dio non godere delle occasioni che la tecnologia mette a disposizione?”.

“Dio ha dato un cervello all’uomo perché voleva che lo usasse”, ha esordito Cerf. Sottolineando che “la rete è come uno specchio. Se ciò che vediamo  non ci piace inutile rompere lo specchio o cambiarlo, bisogna che cambiamo noi, le persone che popolano Internet”.  Il padre fondatore di Internet ha ripercorso gli inizi del web, partito dall’invenzione di una “comunicazione ritardata” con la posta elettronica, per poi diventare subito uno strumento di interazione sociale: “Dopo le mail si pensò a  Iam Iam, dedicato a locali e  ristoranti!”. E poi si è andati avanti, fino al world wide web (www) e ai social network, arrivando alla convinzione che “tutta la conoscenza del mondo dovesse essere a disposizioni di tutti”. E adesso, ha chiesto il direttore di Civiltà Cattolica, “che cosa facciamo di tutta questa conoscenza condivisa? L’enorme risorsa della rete, che mette in connessione le nostre intelligenze, deve portare a una presa di coscienza che forse deve essere promossa da un’istanza terza rispetto a governi e big companies. Non potrebbe essere la Chiesa?”.

“Il compito della Chiesa” ha suggerito Cerf, potrebbe essere quello di “aiutare le persone ad affrontare le informazioni che sono in rete, dare loro una mano a utilizzare il cervello, a riflettere in maniera critica su ciò che vedono e ciò che immettono. Alcune cose sono schifezze, altre preziose, altre poca cosa”. Il tutto però, ha aggiunto Celli, va fatto con uno stile attento all’altro e alla condivisione. “Un tipo di dialogo che talvolta fatica a farsi strada anche nella Chiesa. Certo, in Internet non c’è spazio per l’autorità classicamente intesa. Dunque siamo sollecitati a ripensare il modo in cui si esercita l’autorità e a imparare sempre ad assumere la condivisione rispettosa come strada per il nostro cammino”.

 

 

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