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E il muro diventa un’opera d’arte, al Centro Pedro Arrupe

Al Centro di accoglienza il 15 settembre è stato un giorno speciale, di festa, a cui hanno partecipato tutti insieme rifugiati, volontari, operatori e amici del Centro Astalli.

Dal 2001 la struttura, che porta il nome del fondatore del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, accoglie e assiste nuclei familiari e minori rifugiati grazie a un comodato con Ferrovie dello Stato, in un ex albergo dei ferrovieri, nella periferia nord di Roma.

Qui convivono diverse forme di accoglienza:  la Comunità per famiglie rifugiate; La Casa di Marco, casa famiglia per minori non accompagnati; e La Casa di Maria Teresa, casa famiglia per donne sole con bambini. In un edificio separato, adiacente alla struttura principale, c’è l’Aver Drom, un gruppo appartamento che accoglie in semi-autonomia minori stranieri non accompagnati.

La festa di metà settembre al Centro Arrupe è una tradizione ormai consolidata, che apre l’anno sociale del Centro Astalli e rappresenta un’occasione di incontro con gli abitanti del quartiere e le famiglie dei compagni di scuola dei bambini del centro. Un momento per riunirsi, conoscersi e incontrarsi insieme a coloro con i quali si condivide un cammino. Gli ospiti cucinano i piatti della loro tradizione, si balla e si canta al ritmo della musica dei Luz y Norte Musical, un gruppo musicale, composto da rifugiati, gesuiti e operatori del Centro Astalli. Le note, i colori e i sapori si fondono insieme e creano un’atmosfera famigliare soprattutto per chi è ancora in cerca di una casa lontano da casa.

Da quest’anno poi una colorata novità rallegra l’ingresso della struttura, un murales dipinto da due giovani studentesse di un liceo artistico di Monza che nei mesi estivi hanno svolto un’attività di volontariato al fianco degli operatori e dei rifugiati: un fondo marino sul quale campeggia la scritta “Proteggere la vita e custodire la bellezza”. P. Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli, presentando il murales, ha sottolineato come, grazie alla fantasia e creatività, i muri possono trasformarsi da barriere in finestre aperte sul mondo. E così al Centro Pedro Arrupe un muro è diventato una tela, un’opera d’arte frutto di un incontro tra persone, in grado di generare consapevolezza e partecipazione, ma soprattutto bellezza.

 

Francesca Cuomo

 

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