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Astalli: “Cona e CIE segnali preoccupanti, occorre cambiare le politiche migratorie in Italia”

Roma

03 Gen 2017

La rivolta scoppiata al centro di prima accoglienza di Cona, in provincia di Venezia, e la proposta di questi giorni di aprire i centri di identificazione ed espulsione (CIE) in ogni città sono segnali che destano grave preoccupazione. Sono situazioni che riaffermano un’urgenza più volte sottolineata dal Centro Astalli: la necessità di ripensare e riformare il sistema di immigrazione e asilo in Italia. "E' ampiamente dimostrato che privilegiare l’uso di centri con numeri elevati di migranti non è mai una buona soluzione".

La fase di emergenza deve durare pochissimo e va supportata da una buona organizzazione della rete di accoglienza per piccoli numeri, diffusa sul tutto il territorio nazionale, restituendo così dignità ai migranti accolti e agli operatori che li assistono.
P. Camillo Riapmonti, presidente Centro Astalli sottolinea che: “È fondamentale il coinvolgimento dei Comuni. Basterebbe che ognuno accogliesse poche decine di migranti in maniera progettuale e inclusiva. Questa è la strada da seguire per evitare situazioni di tensione e di ingovernabilità di un fenomeno che viene raccontato sempre più spesso con toni allarmistici ed emergenziali, ma che di fatto i numeri ci mostrano essere assolutamente gestibile attraverso un’efficace programmazione”.
In questi gironi si torna a parlare di CIE e di rimpatri come se una risposta securitaria fosse in grado da sola di affrontare un fenomeno complesso articolato come quello delle migrazioni.
“Ci pare pericoloso e fuorviante”, continua Ripamonti, “tornare ad associare immigrazione a criminalità in un clima esacerbato dalla minaccia terroristica. Più che di politiche volte a trovare soluzioni costruttive sul lungo periodo si propongono misure apparentemente più di impatto nell’immediatezza nel tentativo di tranquillizzare l’opinione pubblica. La legge Bossi Fini, attualmente in vigore, ha 15 anni di vita. Fu scritta in un momento in cui le migrazioni in Italia erano profondamente diverse da quelle attuali. Guardare al passato senza l’urgenza di una rilettura e di un radicale rinnovamento delle politiche migratorie nazionali non può portare ad alcun progresso”.

Astalli: “Si chiude il Giubileo nella giornata mondiale dell’infanzia. C’è ancora tanto da fare”

Roma

20 Nov 2016

Papa Francesco a Roma chiude ufficialmente il Giubileo Straordinario della Misericordia. L’importante evento per la Chiesa cattolica coincide con la giornata dedicata dalle Nazioni Unite ai diritti dell’Infanzia. Per il Centro Astalli, sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, è stato un anno ricco di incontri con tanti uomini e donne, tra cui moltissimi ragazzi, che trovandosi a Roma in occasione del Giubileo hanno manifestato interesse a incontrare i rifugiati e a fare volontariato.

P. Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli sottolinea che: “Si chiude il Giubileo, ma c’è ancora tanto bisogno di gesti quotidiani di misericordia nei confronti dei molti vulnerabili che vivono nella capitale.
Roma da sempre città di arrivo e di transito per moltissimi migranti forzati in fuga da guerre e persecuzioni garantisca accoglienza dignitosa per tutti.
Roma sia sempre più città dell’accoglienza, della solidarietà e della misericordia. Le istituzioni locali trovino soluzioni tempestive ed adeguate per i migranti che chiedono ristoro, riparo dal freddo e cure necessarie per lenire la fatica del viaggio.
Atteggiamenti di chiusura e talora persino di xenofobia che caratterizzano le recenti politiche europee non devono influenzare la comunità cittadina di Roma nell’accogliere i rifugiati in modo progettuale e organizzato”.

Il Centro Astalli, da 35 anni impegnato ad assistere i rifugiati presenti in città, in un momento in cui è alta la preoccupazione per i migranti privi di un’accoglienza adeguata, chiede azioni tempestive, in particolare per minori stranieri non accompagnati che hanno bisogno immediato di una presa in carico, di tutela e delle cure necessarie per riprendersi dalla difficile esperienza della migrazione senza genitori o adulti di riferimento.

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