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Aggiornamenti Sociali: «Riforma costituzionale, il passo da compiere»

Milano

02 Nov 2016

L'editoriale del nuovo numero della rivista dei gesuiti è sul referendum del 4 dicembre: «Renzi ha sbagliato a personalizzare il confronto e la riforma non risolverà tutti i problemi del sistema politico, ma può costituire un passaggio fondamentale e irrinunciabile per il futuro del Paese»

 

Il 4 dicembre gli italiani saranno chiamati a decidere se la riforma della Costituzione, presentata dal Governo Renzi e approvata dal Parlamento, entrerà in vigore o sarà accantonata. In vista del referendum, Aggiornamenti sociali, rivista edita dalla Fondazione Culturale San Fedele, opera dei gesuiti italiani, ha lanciato alcuni mesi fa, e via via arricchito, un dossier per consentire ai lettori di conoscere i contenuti della riforma, approfondire posizioni di segno diverso e formarsi un proprio orientamento (il dossier è disponibile su www.aggiornamentisociali.it).

Nell’editoriale del numero di novembre, firmato collettivamente dalla redazione, Aggiornamenti Sociali prende posizione. Con alcune premesse. La prima è che, qualunque ne sarà l’esito, la consultazione referendaria è «un’opportunità di maturazione della coscienza democratica della nostra società»; sia perché si tratta di una sfida all’astensionismo e alla disaffezione nei confronti della politica; sia perché «per tutti noi cittadini il referendum è una provocazione a scoprire o riscoprire i contenuti della nostra Costituzione, al di là di formule preconfezionate e di slogan semplicisti, come quando la si dichiara “la più bella del mondo”». Da questo punto di vista – come la redazione ha avuto modo di sperimentare in numerosi incontri sul territorio a cui è stata invitata – «il referendum ha attivato nella nostra società dei fermenti vivi e vitali: un effetto probabilmente non previsto e non voluto, che a nostro giudizio costituisce un segnale di speranza e un’opportunità preziosa».

Una seconda necessaria premessa riguarda invece i limiti che hanno caratterizzato il dibattito referendario, spesso segnato da una sterile contrapposizione. Da questo punto di vista, denuncia Aggiornamenti Sociali, «non ha certo aiutato a migliorare la qualità del confronto la marcata personalizzazione impressa dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che ha dichiarato la volontà di dimettersi nel caso di sconfitta del “sì”. Le sue parole, amplificate da una parte dello schieramento per il “no”, hanno finito col trasformare l’oggetto del referendum: non è più in gioco l’approvazione di una riforma costituzionale, ma la possibilità di “dare una spallata” al Governo e regolare dei conti, talora interni allo stesso Partito democratico. (…) Lo stesso Renzi si è reso conto dell’errore commesso e ha fatto parziale retromarcia, ma la sua condotta rivela una concezione della politica che al confronto sui contenuti e all’esercizio della mediazione privilegia la fiducia salvifica nella figura carismatica del leader».

Una terza e ultima premessa riguarda la necessità di sottrarsi a due posizioni che in modo diametralmente oppo­sto tradiscono la nostra carta costituzionale. «La prima ritiene che qualsiasi modifica sia compatibile con lo spirito della Costituzione, ritenendola in fondo una realtà amorfa (…). La seconda posizione, invece, consiste nel congelarne il testo sacralizzandolo. (Ma) l’immobilismo è un modo per tradire lo spirito costituente, sancendo la distanza del testo dalla realtà vissuta». Occorre invece essere consapevoli che la scelta a cui siamo chiamati «è tra due opzioni – mantenere lo status quo o modificare la Costituzione – entrambe legittime e possibili, entrambe con dei pro e, forse ancora di più, dei contro».
Dopo avere ricordato la vera posta in gioco, ovvero «le conseguenze del voto sull’eser­cizio della democrazia nel nostro Paese, sul rapporto e l’artico­lazione tra i poteri, sulla partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, sul bilanciamento tra autonomie locali e unità nazio­nale», l’editoriale di Aggiornamenti Sociali afferma che «guardando alla storia del nostro Paese e ancor più al suo domani, approvare la riforma, pur con i suoi limiti, ci appare come il passo da compiere in questo momento, perché può meglio accompagnare e sostenere quanto fin qui è emerso nella società civile. (…) È chiaro: la riforma non risolverà tutti i problemi del sistema politico italiano, ma può costituire un passaggio fondamentale e irrinunciabile. Non ci sono garanzie; ma bloccare ogni iniziativa perché non si sa ciò che potrebbe accadere sarebbe una condotta dettata dalla paura e dalla sfiducia; accettare le incertezze e le inco­gnite di una novità, di cui si riconoscono pregi e difetti, significa sbilanciarsi verso il futuro e obbligarsi a ricercare un nuovo equili­brio. Significa anche confidare nelle forze resilienti che esistono e sono all’opera nella società e nelle istituzioni. In fondo, settant’anni di vita repubblicana ne sono la testimonianza».

 

 

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