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Cagliari. Bettazzi: “Il vero Concilio sta iniziando adesso”

Monsignor Luigi Bettazzi, protagonista del Vaticano II, in aula magna per un colloquio sui grandi temi della Chiesa oggi

A poco più di due anni dalla sua ultima visita monsignor Luigi Bettazzi – vescovo emerito di Ivrea e personalità ben nota nel mondo cattolico – è tornato il 24 marzo 2015 a Cagliari, alla Facoltà Teologica della Sardegna, per una conferenza sul tema “Quale Chiesa? Quale Papa?”, che riprendeva anche il titolo del suo ultimo libro.

Stimolato dalle domande di Filippo Peretti, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Sardegna, e del preside della Facoltà, padre Maurizio Teani, e nel finale anche da quelle dell’arcivescovo di Cagliari, Arrigo Miglio, monsignor Bettazzi ha parlato a tutto campo della sua visione della Chiesa oggi, dell’attuale Papa, delle promesse mantenute o meno del Concilio Vaticano II di cui lui, nato nel 1923, è uno degli ultimi protagonisti ancora in vita.

La conferenza, in realtà, è stata una lunga intervista di quasi due ore condotta da Peretti con domande molto chiare e dirette, alle quali, per la verità, monsignor Bettazzi non si è sottratto minimamente, neanche di fronte a quelle più scomode, mostrando una qualità che l’ha reso famoso nell’arco di una vita, ossia la grande chiarezza di idee e la capacità di comunicarle.

La presentazione dell’ospite, nella sintesi di Peretti, è stata quanto mai efficace, per chi non ricordasse chi è stato ed è Bettazzi: “Nel 1963, a soli 40 anni, è nominato vescovo ausiliare”, ha ricordato Peretti. “Nel 1971 si pronuncia a favore dell’obiezione di coscienza per le spese militari. Nel 1976 è autore della famosa ‘Lettera a Berlinguer’. Nel 1985 gli viene assegnato il premio Unesco per l’educazione alla pace. Nel 1998 è favorevole alla soluzione ‘Dico’. ‘Predice’ le dimissioni di Papa Benedetto e anche quelle di Bergoglio…”. “Ma chi gliele dice tutte queste cose?”. “Segreto d’ufficio”, ha risposto Bettazzi ironico. E non ha nascosto la sua sensazione che con questo Papa si stia arrivando a una piena attuazione del Concilio Vaticano II come forse finora non è stato. “Qualcuno dice che un vero Concilio per essere attuato ha bisogno di cinquant’anni: ecco, ora ci siamo arrivati. E per questo dobbiamo essere grati al Signore per questo Papa”. “In realtà – ha detto Bettazzi con l’immancabile battuta – se avessero saputo com’era forse non l’avrebbero votato”. In un breve excursus, fatto di aneddoti, battute e anche barzellette, Bettazzi ha ricordato i papi del Concilio e del post-Concilio. Da Papa Giovanni, che ha avuto il grande coraggio di aprirlo, “ma, attenzione, non sapremo mai come lo avrebbe chiuso”, a Paolo VI, “il quale forse non lo avrebbe mai iniziato ma che riuscì a portarlo a termine, ed è stata questa la sua grandezza”; a Papa Luciani, “forse quello più simile all’attuale pontefice, ma i tempi erano prematuri e Luciani subiva molto le pressioni di chi aveva intorno”; a Giovanni Paolo II, “un Papa che ebbe un ruolo cruciale sugli scenari politici internazionali e nella caduta del comunismo”; a Papa Ratzinger, “un Papa teologo di cui si aveva enorme bisogno in un momento di transizione e del quale non si può sottovalutare l’importanza”; infine a Papa Francesco “che è in molti sensi il Papa del Concilio”. “Il Vaticano II, occorre ricordarlo, fu un Concilio pastorale e questo non è da intendersi come un meno ma un di più. Significa: diciamo le stesse cose di sempre ma in modo che arrivino alla gente. Questa fu, in origine, la rivoluzione della Pacem in terris di Giovanni XXIII: per la prima volta un Papa scriveva per un valore umano, per tutti, e non solo per i suoi”.

“Vi sono delle critiche al linguaggio di Papa Francesco”, ha detto Peretti, “e alcuni dicono che possa essere strumentalizzato…”. “Io vi dico questo”, ha risposto Bettazzi, “sapete da chi ha imparato nel suo modo di comunicare? Da Gesù Cristo. Gesù era diretto, accoglieva i pubblicani e se la prendeva con i teologi e con i farisei. Perché sono questi ultimi che strumentalizzano la religione”. “Poi”, ha proseguito, “bisogna aggiungere che il Papa non parla sempre ex cathedra, la battuta sul ‘pugno’ gli è venuta. È bello anche che al Papa capiti di dire una battuta ogni tanto. Magari dal punto di vista diplomatico non è il meglio, ma è spontaneo”. “Lo stesso di può dire della battuta sul ‘far figli come conigli’?”. “Bisogna capire il contesto: il Papa parlava di paternità responsabile: non fare figli più che si può, ma farne in modo da poterli educare bene. Tra l’altro queste battute sono anche stimoli alla discussione che si terrà nel sinodo sulla famiglio del prossimo ottobre 2015. Per esempio, un’ottima domanda su cui riflettere sarà proprio: ‘Cosa vuol dire paternità responsabile?’”.

Altre domande dell’intervistatore hanno riguardato la questione del diritti civili e del matrimonio tra persone dello stesso sesso (“…lo stesso termine matrimonio – ha detto Bettazzi – indica una peculiarità: è un compito della ‘madre’. Così come del padre – ha aggiunto ironicamente – è il ‘patrimonio’…”). E ancora, si è parlato dell’uguaglianza tra uomo e donna nella Chiesa. “In quest’ultimo caso”, ha detto Bettazzi, “c’è un problema preciso di cultura. Anche Gesù è stato condizionato dalla cultura del suo tempo. Ma ricordiamo che nella Chiesa delle origini c’erano le donne diacono. Questa è una possibilità anche per l’oggi. Ma bisogna discuterne, bisogna vederne insieme l’opportunità”. “Il discorso dei preti sposati, invece, è già diverso: dal 1936 esiste in Calabria una diocesi in cui i preti di rito cattolico-ortodosso possono essere sposati e avere dei figli. Mi dicono che su una sessantina di preti, almeno trenta sono sposati. Su queste cose sta a chi sta in alto valutare la questione: i pro e i contro. Ma è bene chiarire che non vi è un problema dogmatico. È una valutazione di carattere pratico”.

Al termine dell’intervista pubblica a monsignor Bettazzi è intervenuto l’arcivescovo di Cagliari, monsignor Arrigo Miglio, che molti anni fu vicario di Luigi Bettazzi nella diocesi di Ivrea e suo diretto successore. Tra i due vi è evidentemente una grande confidenza e amicizia: “Discutevamo tanto”, ha ricordato Miglio, “pensate solamente che fui io a passare le bozze della lettera a Berlinguer… Per fortuna facevo come voleva lui!”. “Ma oggi – ha aggiunto l’arcivescovo di Cagliari – vorrei fare a Bettazzi una domanda sulla questione del tradizionalismo dei preti. È un fatto che preti giovani oggi siano più tradizionalisti degli anziani. Come se lo spiega lei?”. “Alla base di questo”, ha detto monsignor Bettazzi, “vi è un concetto sbagliato di tradizione come il ‘non cambiare mai’. Questo è dovuto, a mio parere, alla percezione che i giovani preti di oggi hanno di aver perduto prestigio rispetto a un tempo. E cercano di riacquistarlo con quel tipo di atteggiamento. Il sistema di oggi, invece, ci chiede di non stare lì ad aspettare che gli altri vengano a noi, ma di andare verso la gente. E questo è più faticoso, più rischioso. Ecco dove nasce il tradizionalismo: nell’illusione di poter tornare come una volta”.

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