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Collegio Meshkalla e il murales condiviso

Albania

30 Nov 2016

Un’immagine che trasmette i valori dell’accoglienza, della tolleranza e dell’amore. Ma anche, attraverso la figura di Madre Teresa di Calcutta (di origine albanese), un legame con la tradizione di fede dell’Albania. È questo il significato del murales che verrà realizzato in un cortile del Collegio Pjetër Meshkalla di Scutari. Il bozzetto, che verrà realizzato nei prossimi mesi, è il risultato di un lungo processo che ha coinvolto docenti e studenti dell’istituto gestito dai gesuiti e che è stato sostenuto dal Magis.

«Il Collegio – spiega Cristina Orfanò, che ha lavorato al progetto per conto del Magis – ha lanciato l’idea di realizzare un murales su un muro interno al giardino della scuola. Ma quale disegno? Con quali soggetti? La nostra fondazione ha lanciato così un progetto che ha messo in campo una particolare procedura partecipata per scegliere i bozzetti».

Un gruppo di ragazzi è stato selezionato dai docenti del Collegio. Ad essi padre Ronny Alessio, il preside del Collegio, ha poi proposto alcuni temi sui quali riflettere: pace, accoglienza e martiri albanesi. «Quando sono andata in Albania a ottobre – continua Cristina Orfanò – per prima cosa ho avuto un incontro con una quarantina di ragazzi di età tra i 15 e i 17 anni. In questo primo incontro ci siamo conosciuti e con essi ho fatto un brainstorming per capire quali idee erano venute loro in mente in merito ai temi proposti. In questo sono stata coadiuvata da suor Valentina e suor Flora, religiose albanesi, che mi facevano da traduttrici».

Cristina ha poi proiettato «Divano felicità», un estratto del discorso di Papa Francesco durante la Giornata mondiale della gioventù di questa estate. Nel video il Pontefice parla di come lasciare un’impronta in questo mondo, lasciando le comodità e termina con una domanda: «Ma tu che cosa fai?». Da qui è nata una riflessione su che cosa potesse fare ciascuno degli studenti. E, in particolare, su come ogni ragazzo potesse dare un contributo sul murales che è uno spazio in cui i ragazzi stessi possono e devono identificarsi perché è uno spazio loro.

«Ho proposto loro di appuntarsi idee e suggestioni suggerite loro dal video – continua -. Così successivamente, quando mi sono incontrata con gruppi più piccoli composti da una decina di ragazzi, gli studenti si sono messi intorno a un tavolo con un foglio e una matita di un colore differente uno dall’altro e hanno iniziato a schizzare i primi bozzetti. Ma lo hanno fatto con un metodo particolare. Trascorso un certo periodo di tempo stabilito, ogni ragazzo si fermava e passava il foglio al compagno alla propria destra. E, scegliendo una matita di un altro colore, hanno continuato il disegno del compagno. Il processo è andato avanti per tutti e dieci i compagni. Alla fine ciascuno si è ritrovato il proprio disegno, ma completato dai propri amici».

Il giorno successivo ciascun sottogruppo, sulla base del lavoro del giorno precedente, ha realizzato su un bozzetto vero e proprio. Alla fine della giornata c’è stata un’altra riunione di tutti i ragazzi. Ciascun gruppo ha poi spiegato il proprio bozzetto. Poi ha meglio definito i bozzetti che sono stati messi sul sito e sono stati anche esposti nell’istituto. «Le votazioni – conclude Cristina – sono state tre: una dei gruppi che hanno realizzato i bozzetti (che hanno potuto votare solo sui progetti degli altri), una degli studenti, e una dei docenti. Dalle tre votazioni è emerso il vincente».

Così i realizzatori definiscono il bozzetto vincente: «Per realizzare questo disegno ci siamo ispirati al discorso di Papa Francesco rivolto ai giovani durante l’incontro della Gmg in Polonia. Abbiamo voluto sottolineare i valori dell’accoglienza, tolleranza religiosa e dell’amore. Appare in oltre la figura di Madre Teresa, per noi è simbolo dell’affetto e dell’amore che ogni uomo desidera sperimentare».

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